| Noi giovani ideatori
e fondatori di questa Associazione abbiamo
ritenuto opportuno denominarla "Francesco
Longano" per rendere omaggio ad uno degli
uomini più illustri di Ripalimosani nonché
simbolo dell'illuminismo molisano. Tale
scelta è maturata gradualmente ed è scaturita
da un lungo lavoro di valutazione della
vita e soprattutto dell'opera dell'abate
Longano grazie alla quale abbiamo conosciuto
a fondo i suoi ideali di vita che ancora
oggi, a tre secoli di distanza, possiamo
affermare con certezza di condividere.
Al fine di far conoscere ad un pubblico
più ampio la figura del Longano, abbiamo
estrapolato da autori vari i punti salienti
relativi alla sua biografia e al suo pensiero:
complessivamente ne viene fuori un personaggio
articolato caratterizzato da una grande
apertura mentale sia sul piano ideale
che su quello sociale; l'essenza del suo
pensiero ruota attorno alla critica nei
confronti di qualsiasi tipo di società
fondata sulla disuguaglianza e sullo sfruttamento
ed è tesa al superamento di ogni altra
forma di oppressione e discriminazione.
Vita
Francesco Longano
nasce da Vito e Dorotea Gentile a Ripalimosani
il 5 febbraio del 1728.La famiglia modesta,
ma stimata, divide la sua attività tra
la lavorazione della canapa per le funi-
il mestiere allora più diffuso a Ripalimosani-
e la coltivazione dei campi. Francesco,
ultimo di cinque figli e fanciullo dalla
salute malferma ma dall'indole vivace
e ribelle, ha una vita difficile e tormentata.
Avviato alla scuola all'età di cinque
anni, se ne allontana subito a causa del
carattere brutale e oppressivo del maestro
e preferisce assistere ai lavori nel campo
paterno. Spinto dal padre e contro voglia
torna a scuola ma litiga spesso con i
compagni fin quando, un giorno, avendo
provocato la rottura di una gamba ad uno
di loro, viene costretto a rifugiarsi
a Boiano: qui studia per due anni la lingua
latina sotto la guida del canonico Ottavio
Zurlo, spesso da lui criticato. Dopo un
breve ritorno a Ripalimosani, viene mandato
a Lucito per studiare belle lettere: ma
anche qui manifesta la sua insofferenza
per il rigore della disciplina e i metodi
d'insegnamento e, quindi, decide di ritornare
a casa dove resta per tre anni. Viene
poi condotto a Campobasso per apprendere
le scienze filosofiche e vi rimane fino
al ventiduesimo anno di età, svolgendo
un'intensa attività di studio al termine
della quale, non avendo la possibilità
di proseguire, decide di seguire la carriera
ecclesiastica per raggiungere il sacerdozio:
nel giugno del 1751 gli vengono conferiti
gli ordini sacri. Nel 1752 si trasferisce
a Napoli: gravi sono le difficoltà a cui
va incontro, sia per le ristrettezze economiche
che per l'ostilità dell'ambiente. In questo
periodo decisiva è l'influenza esercitata
sulla sua formazione umana e intellettuale
un maestro come il Genovesi, di cui il
Longano segue le lezioni di etica.
Morta la madre torna, su invito del padre,
per un certo periodo a casa e poi si reca
ad insegnare filosofia nel Seminario di
Cerreto Sannita. Andato nuovamente a Napoli
e avendo qui come unica occupazione la
celebrazione della Santa Messa, dedica
tutto il suo tempo alla lettura e alla
meditazione. Alla fine del 1760 il Genovesi
lo manda quale suo sostituto alla cattedra
di commercio presso l'Università degli
Studi e qui rimarrà fino alla morte del
maestro. E' questo il periodo in cui vengono
alla luce i primi scritti del Longano,
dai quali è facile rilevare quali siano
le basi della sua formazione intellettuale
e le linee fondamentali del suo pensiero;
contemporaneamente è anche il momento
in cui comincia ad essere attaccato violentemente
dall'ambiente ecclesiastico per le idee
da lui espresse. Nel 1779, immediatamente
dopo la morte del Genovesi, si trova al
centro di attacchi e polemiche per la
successione alla cattedra di commercio
e, una volta bandito il concorso, ne viene
escluso. Avuta nel 1788 la badia di S.Pietro
in Campis, nel territorio di Roccasecca
che gli frutta più di cento ducati l'anno,
ha ancora la possibilità di viaggiare.
Tra tutte le opere da lui pubblicate in
questo anno, è da segnalare l' "Autobiografia"
da cui emerge non solo una personalità
bizzarra e irrequieta ma anche tutto l'ambiente
particolare fatto di gelosie, invidie,
di beghe accademiche, passioni e contrasti
individuali, ideologici e sociali. Anche
dopo la morte del Longano, avvenuta il
28 aprile del 1796 a Santopadre, la sua
opera continua per qualche anno ad essere
oggetto di attacchi polemici; poi, fino
ai nostri giorni, viene dimenticata.
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Opere
- Piano di un corpo di filosofia morale,
o sia estratto di un corso di etica,
di economia e di politica, composto
dall'ab. FRANCESCO LUNGANO, lett. Straordinario
in diritto naturale nella regia Univer.
Di Napoli, in Napoli, MDCCLXIV.
- Dell'uomo naturale. Trattato dell'abate
FRANCESCO LONGANO, in Napoli MDCCLVII,
presso Giuseppe Raimondi; II ediz.,
Cosmopoli MDCCLXXVIII.
- Logica o sia arte del ben pensare,
in Napoli 1773.Presso i Fratelli Raimondi.
- De arte recte cogitandi lectiones
sex auct. Ab. FRAN. LONGANO, Napoli
MDCCLXXVII.Ex officina Michaelis Morelli.
- Saggio politico sul commercio tradotto
dal franzese colle annotazioni dell'ab.
LONGANO, Napoli 1778.Per Vincenzo Flauto,
voll.2.
- Raccolta di saggi economici per gli
abitanti delle Due Sicilie, vol. I presso
Sangiacomo, vol. II presso Campo, Napoli
1779.
- Filosofia dell'uomo dell'ab. FRANCESCO
LONGANO, Napoli MDCCLXXXIII-MDCCLXXXVI.
Da Michele Morelli, partt. 2, voll.
3(Part. I. Dell'uomo e della sua morale
naturale. Vol. I. Esame fisico e morale
dell'uomo. Vol. II. Della morale naturale.
Part. II. Dell'uomo religioso e cristiano.
Vol. i. Dell'uomo religioso.
- Viaggio per lo Contado di Molise
nell'ottobre 1786. Ovvero descrizione
fisica economica e politica del medesimo,
Napoli MDCCLXXXVIII. Presso Antonio
Settembre.
- Viaggio per la Capitanata, in Napoli
MDCCXC. Presso Domenico Sangiacomo.
- Philosophiae rationalis elementa
auct. Ab. LONGANO, voll. 3 (vol. I.
De arte logica, Napoli MDCCXCI; VOL.
ii De scientia metaphysica, Napoli,
Apud Vincentium Orsino;vol. III. De
jure naturae humanae, ivi).
- Autobiografia, pubblicata col titolo
Francesco Longano di Ripalimosani in
PASQUALE ALBINO, Biografie e ritratti
degli uomini illustri della provincia
di Molise, Campobasso 1865, vol. II,
sez. V, pp. 8 sgg. E ripubblicata in
FRANCO VENTURI, Illuministi italiani,
tomo V, Riformatori napoletani(a cura
di), Milano-Napoli, Ricciardi, 1962,
pp. 347 sgg.
- E' andato perduto, perché sequestrato
durante le stampe il trattato Sull'esistenza
del Purgatorio, limitato ai lumi della
ragione.
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Pensiero
La figura dell'abate
Longano va certamente annoverata tra le
più significative nell'ambito della ricostruzione
delle vicende della cultura meridionale,
specie in età illuministica. Egli, infatti,
dedica il suo studio all'indagine del
malessere economico e sociale dell'Italia
meridionale ed è uno dei più acuti osservatori
delle classi subalterne dal momento che
non disdegna di volgere lo sguardo verso
le campagne, verso la vita e la cultura
materiale del mondo contadino, verso i
loro usi e costumi, ai loro antichi miti
e tradizioni legati alla terra, al carattere
sacro del lavoro agricolo: in effetti
la sua origine e le sue molteplici esperienze
lo conducono ad un rapporto diretto con
il popolo con il quale ha modo di condividere
i soprusi e le vessazioni che i contadini
subiscono da parte dei nobili.
Questi temi ripercorrono in maniera più
o meno continuativa tutte le sue opere
a partire da Dell'uomo naturale
nel quale già dimostra di avere consapevolezza
dei reali problemi del tempo e si pone
immediatamente sulla scia dell'Illuminismo
riformista: è proprio in seno al movimento
riformatore che si fa man mano strada
con la polemica antifeudale e antiecclesiastica
con un atteggiamento critico verso qualsiasi
tipo di società fondato sulla disuguaglianza
e lo sfruttamento.
La tematica svolta si impernia su concetti
fondamentali quali sono la ragione, la
libertà e l'uguaglianza e su quest'ultimo
punto manifesta le sue idee più coraggiose:
l'essere uguali non va garantito soltanto
con gli opportuni istituti giuridici,
ma al riconoscimento formale deve seguire
la sua concreta realizzazione; perciò
la società deve consentire che tutti siano
in grado di esprimere se stessi e di godere
dello stesso benessere.
Il concetto di uguaglianza è più volte
presente nell'opera longaniana: viene
ripreso e sviluppato nella seconda edizione
del Dell'uomo naturale e nella traduzione
dell' Assai politique sur le commercie
del Melon.
Durante la sua esperienza di insegnamento
alla cattedra di commercio e nel difficile
periodo immediatamente successivo, quando
numerosi nemici lo avversano in occasione
del concorso per diventare docente di
ruolo, il pensiero del Longano matura
le idee fondamentali del suo sistema politico
e sociale. L'abate non concepisce l'individuo
isolatamente dal contesto storico ed umano
né sollecitato da motivazioni egoistiche
ed utilitaristiche, ma con tutto il bagaglio
di desideri e di bisogni l'individuo è
in rapporto alla collettività. Soltanto
superando la visione individualistica
del rapporto individuo - collettività,
è possibile conseguire il progresso sociale.
Questi precetti teorici vanno verificati
nell'ambito dei reali rapporti sociali
come la questione agraria e la proprietà.
In parte il Longano si pone in una posizione
avanzata rispetto alle teorie economiche
a lui contemporanee che vedono nell'agricoltura
la fonte della ricchezza nazionale:
l'intellettuale ripese, infatti, proietta
la sua concezione economica fino ai livelli
dell'intraprendenza liberista attribuendo
al fattore industriale un'importante funzione
nello sviluppo economico e sociale. Più
degli altri suoi contemporanei si appresta
a sottolineare la mancanza di industrie
e soprattutto indica i vantaggi dell'industria
di trasformazione del prodotto agricolo
sul posto.
Per ciò che concerne la proprietà, si
dichiara contro l'accentramento della
terra in poche mani ed ha giustamente
intravisto la diversità di interessi che
animavano i contadini e l'emergente borghesia
terriera a lottare contro il retaggio
baronale.
In materia religiosa il Longano vede il
fenomeno religioso come una manifestazione
dell'uomo nella sua integrità naturale
e sociale; i tratti salienti di questa
sua concezione vanno ricercati nel tentativo
di umanizzazione ed interiorizzazione
del fenomeno religioso, sia attraverso
la rivelazione divina, sia attraverso
il continuo interrogare la natura. Tuttavia
le istanza a cui si appella concorrono
a restituire la Chiesa alla sua funzione
originaria di guida, "una Chiesa rinnovata
e capace di attuare i principi fondamentali
del Vangelo sarebbe portata, oltre all'elevazione
e purezza degli animi, a favorire il riscatto
delle classi più misere e il generale
processo di emancipazione umana ".
In definitiva Francesco
Longano è stato un uomo un uomo presente
al suo tempo: ai problemi dell'umanità
ha saputo trovare delle risposte proponendo
una concezione dell'uomo integrale, non
avulso dal contesto storico e parte integrante
della natura; ha dato un contributo al
risveglio culturale del Settecento esaltando
lo spirito critico ed avversando qualsiasi
forma di disuguaglianza e di oppressione;
è stato un modello di vita e di pensiero
le cui tracce si ritrovano negli avvenimenti
di fine secolo e nei primi anni dell'Ottocento;
la sua opera si è innalzata come un
cuneo nella realtà monolitica e letargica
dell'immobilismo feudale, affermando la
necessità di una trasformazione delle
strutture sociali ed economiche.
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